TROPICALIZZAZIONE E SPECIE
ALLOCTONE
Foto di Carlo Ravenna
Il
mutamento o le anomalie meteoclimatiche, che in questi ultimi
anni hanno caratterizzato sensibilmente il bacino mediterraneo,
risultano avere rapidi effetti sulle comunità animali e
vegetali del Mediterraneo.
Alcune anomalie termiche, rilevate durante il viaggio di Ulisse,
nel corso dei 20 profili chimico-fisici che hanno esplorato con
migliaia di misure lo strato superficiale della colonna d’acqua,
anche se localizzate e comunque legate a rilievi puntuali, sembrano
giustificare la risposta biologica alla variazione fisica data
dalla diffusione di organismi tropicali (forse più sensibili
dei nostri strumenti e della nostra capacità di misurarli).
Negli ultimi trent’anni si sono moltiplicate le segnalazioni
di comparsa e sviluppo di specie estranee a determinate regioni
biogeografiche, da imputarsi sia direttamente che indirettamente
ad attività antropiche. Attualmente si contano circa 50
specie alloctone che si sono ambientate e riprodotte talmente
bene da trovarsi comunemente in commercio come alcuni tipi di
ricciola, di scorfano o di vongole provenienti da paesi esotici.
I motivi sono molteplici: l’apertura di canali attraverso
barriere naturali che dividono regioni marine biogeografiche molto
diverse, come ad esempio l’apertura del canale di Suez e
quello di Panama; il trasporto di organismi aderenti alle carene
delle navi; la creazione di “enclave” artificiali
con caratteristiche fisiche estranee all’ambiente originale,
come è il caso degli effluenti termici delle centrali;
l’importazione di specie ai fini dell’acquicoltura;
l’inquinamento ed il degrado ambientale che, indebolendo
la nostra fauna ittica, permettono l’affermarsi di specie
esterne più competitive di natura.
Ma anche il mutamento climatico globale, caratterizzato dalla
variazione delle temperature, dal cambio delle stagioni e dall’aumento
di anidride carbonica, costituisce un forte catalizzatore di tutti
i meccanismi appena citati.
In vari casi vengono a verificarsi modifiche più o meno
accentuate nell’ambito delle comunità marine, con
creazione di nuovi equilibri.
Alcune specie originarie vengono infatti soppiantate da altre:
l’Asterina gibbosa, piccola stella di mare lungo le coste
medio-orientali è stata completamente sostituita dal 1970,
da una specie affine la Asteria vega. Anche molti pesci del Mar
Rosso d’interesse commerciale, vengono pescati sempre più
frequentemente ed è stato rilevato che vengono a crearsi
precisi equilibri tra le specie immigranti e quelle autoctone,
con differente localizzazione sui fondali, in rapporto anche agli
andamenti stagionali.
Insieme agli animali importati possono essere facilmente introdotte
anche altre specie. Tre alghe delle coste giapponesi (Laminaria
japonica, Undaria pinnatifida e Sargassum muticum) sono comparse
dalla fine degli anni ’60 in tempi successivi, probabilmente
importate dagli ostricoltori.
Dal 1984, è stata segnalata la presenza di un’altra
alga tropicale, Caulerpa taxifolia che attualmente è presente
in parte delle coste del Mediterraneo.
Questa alga, rinvenuta la prima volta nelle acque di Montecarlo,
minaccia soprattutto un’ampia fascia di costa francese tra
Tolone e Mentone e si riproduce e moltiplica ad una velocità
impressionante, ricoprendo rapidamente ampie estensioni di fondali
ed ostacolando, quindi, i cicli vitali degli altri organismi con
alterazione degli equilibri ecologici del tratto di mare interessato.
Tra le osservazioni più significative merita, infatti,
segnalare l’avvistamento, nei fondali di Scilla del nudibranco
Melibe fimbriata, una specie poco comune che sarebbe entrata nel
Mediterraneo attraverso lo stretto di Suez.
Nelle acque a sud della Sicilia i subacquei di Marevivo hanno
avvistato, la scorsa estate, numerosi esemplari di pesce balestra
(Balistes carolinensis) e di pesce pappagallo (Sparisoma cretense).
Quest’ultima specie, che viveva fino ad alcuni anni fa molto
più a sud, nelle acque dell’isola di Lampedusa, è
oggi presente lungo le coste siciliane a conferma di come, oltre
al fenomeno della tropicalizzazione, si assista ad un significativo
cambiamento di distribuzione della fauna ittica, causato dalle
mutazioni climatiche, che porta molte specie tipiche delle aree
più calde del Mediterraneo ad espandersi verso nord.
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