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Corpo forestale dello Stato: la fine ingloriosa di una nobile Amministrazione

Hanno ucciso il Corpo Forestale dello Stato! Un Governo di avventurosi non ha pensato di meglio che sopprimere una delle più antiche e gloriose istituzioni che una gestione scellerata aveva asservito al mero interesse nepotistico, sottopolitico e sindacale, stravolgendone compiti e fini istituzionali.

Ripudiare il passato per privilegiare le funzioni di polizia è stata una opzione demenziale le cui conseguenze potevano sfuggire solo alla conclamata insipienza dei responsabili di tale scelta. La colpa è tanto più grave in quanto l’omologazione alle altre forze di polizia è stata perseguita in un momento in cui i valori dell’ambiente, della biodiversità, delle foreste, della sostenibilità, andavano acquistando sempre più consenso e cogenza universalistica. E ciò nella presunzione di guadagnare quarti di nobiltà su terreni impropri senza averne la forza, la preparazione e i mezzi necessari.

Nel marzo 2003, nell’inerzia dei più, riuscimmo nell’ardua impresa di riformare ed elevare il CFS alla dignità delle più alte gerarchie dello Stato. Sottovalutammo però gli spregevoli intrighi di quanti tramavano per soggiogare politicamente l’Amministrazione a scapito del patrimonio etico, morale e culturale di generazioni di sapienti e nobili predecessori. Sono gli stessi che non hanno mai capito che la locuzione “funzioni di polizia ambientale e forestale” introdotta nella legge di riforma, nonostante l’opposizione dei Carabinieri, non serviva a soddisfare pruriti pseudomoralizzatori di tanti esaltati ma il mezzo per salvare il CFS dalla regionalizzazione. Non hanno capito che per sopravvivere ai cambiamenti in atto andava valorizzata e rafforzata la specificità di “forestali” quali detentori di un know-how esclusivo in grado di determinare nelle Regioni la gestione sostenibile delle foreste, la difesa del suolo, la prevenzione ed estinzione degli incendi boschivi, in definitiva la difesa e la valorizzazione del patrimonio naturalistico. Esulando tutto ciò dal loro bagaglio culturale, si sono immersi nell’orgia salvifica e mediaticamente appagante delle operazioni poliziesche, ignorando colpevolmente le conseguenze cui esponevano l’Amministrazione.

La salvaguardia della natura non passa solo attraverso il rispetto delle norme ma è anche e soprattutto sensibilità istituzionale che, con tutto il rispetto per i Carabinieri, non si improvvisa. Il CFS ha scritto le pagine più belle della storia naturalistica del nostro Paese; solo la mente distorta e profittatrice di alcuni cialtroni al servizio delle più spregevoli consorterie politiche poteva vanificare in un decennio questo straordinario patrimonio.

Sarebbe il caso, anche se di magra consolazione, che gli uomini più capaci, sistematicamente conculcati dalla pratica di vili ritorsioni, prendessero a calci questi mistificatori facendo conoscere loro le cose eccellenti realizzate dalla Amministrazione che essi hanno solo sfruttato e sfregiato.   

di Giuseppe Di Croce, già Capo del CFS