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Costa Concordia: un anno dopo ancora tanto da fare e da capire

Ad un anno dal naufragio della “Costa Concordia”, costato un inaccettabile prezzo di vite umane, e con gli occhi, a tutto oggi, puntati sul relitto della nave da crociera, che giace di fronte a Giglio Porto e chissà ancora per quanto tempo, Marevivo torna a far riflettere sulla difesa del mare, in particolare sui problemi legati al traffico marittimo. Naufragi, incagliamenti, collisioni, inquinamento da idrocarburi, dispersione di carichi anche pericolosi, emissione CO2 sono le principali minacce che regolarmente gravano sul Mediterraneo, mare chiuso che - vale la pena di ricordare - impiega circa 80 anni per il solo ricambio delle acque superficiali e tempi biblici per quelle profonde.

L’impatto del naufragio della Costa Concordia sul mare dell’Isola del Giglio - come dimostrano i dati del monitoraggio effettuato dall’ARPAT - “avrebbe potuto essere potenzialmente catastrofico per l’ambiente”, ma “è stato invece fino ad oggi molto limitato”. Nel periodo compreso fra gennaio e dicembre 2012 sono stati effettuati oltre 100 giorni di prelievo, per più di 300 campioni, per un totale di oltre 13.500 determinazioni.

“Quindi ‘ufficialmente’ l’ambiente sottomarino non ha subito impatti rilevanti, almeno non rilevabili con le analisi fin qui effettuate”, dichiara Francesco Cinelli, esponente del comitato tecnico di Marevivo e docente di Ecologia all’Università di Pisa.

Ma cosa significa, in parole semplici, che l’impatto è stato ‘molto limitato’? I danni sono stati tali da permettere un rapido recupero, una volta rimosso il relitto, oppure – continua Cinelli - ci vorranno lunghi anni prima che tutto ritorni com’era prima del 13 gennaio dell’anno passato?  Questo è uno dei dubbi che sorgono spontanei: come abbiamo già spiegato, al Giglio i fondali sono ricchissimi di Cystoseire, Posidonie, Gorgonie, Spugne, Molluschi, Crostacei, Celenterati e sono rimasti schiacciati assieme a miriadi di altri organismi, mentre il bestione di migliaia di tonnellate di peso ha tolto la luce a tutte le piante del fondale. Pertanto, anche se attorno alla nave tutto sembra normale, “sotto” la nave tutti gli organismi sono già morti o stanno sicuramente morendo. E, una volta tolta, il fondale si presenterà spoglio di vita”.

 
Quanto tempo ci vorrà per rivedere il fondale di nuovo pieno di vita? “Ci vorranno lunghi anni per dare una risposta concreta. Le tracce dei bombardamenti alleati nel mare di Nizza sono ancora visibili sulle praterie di Posidonia che colonizzano il fondale, dopo più di 60 anni dalla fine della guerra!”.

 

Ufficio Stampa Marevivo 0632022949 - 3381090669