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DALL’ISLANDA UNA DRASTICA RIDUZIONE DELLA CACCIA ....

DALL'ISLANDA UNA DRASTICA RIDUZIONE DELLA CACCIA ALLE BALENE
L’Islanda fermerà la caccia alle balene, anche se non la sospenderà del tutto. Il governo di quel Paese ha infatti deciso di accogliere le richieste degli ambientalisti per ridurre drasticamente lo sterminio delle balene, rivedendo il programma nazionale di caccia cosiddetta “scientifica” e limitando la quota annuale a 25 balenottere minori. Le quote di caccia previste inizialmente, di 500 balene in due anni, incluse balenottere boreali e balenottere comuni, sono state abbandonate, in seguito alle polemiche interne e soprattutto all’assenza di un vero e redditizio mercato per i prodotti derivati dalle balene. Dal 2003, quando l’Islanda fece sapere al mondo di voler riattivare la caccia alle balene dopo 14 anni di tregua, e nonostante le numerose proteste da molte parti del mondo, 36 balenottere minori sono già state uccise. Il mercato della carne di balena è modesto e sempre in diminuzione nelle nazioni che le cacciano, come Islanda, Norvegia e Giappone, dato che le abitudini alimentari locali sono cambiate e considerato l’alto livello di contaminazione dei prodotti derivati. L’Islanda ha ancora ingenti scorte di carne di balena avanzate dall’anno scorso che non riesce a smaltire per l’assenza di mercato. La crescente opposizione politica interna è giunta a sorpresa per il Governo islandese. L’ente turistico dell’isola e gli operatori di whale watching hanno sottolineato come la ripresa della caccia alle balene in Islanda danneggi la reputazione del Paese e di conseguenza il turismo, che diminuisce. Il turismo è diventato una delle maggiori fonti di reddito in Islanda negli ultimi anni; l’industria del whale watching attrae circa 72.000 turisti ogni anno e genera oltre 14,6 milioni di dollari all’anno per l’economia islandese.