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MALAPESCA: GLI AIUTI PUBBLICI ALLA PESCA PIRATA

Marevivo, LAV, Legambiente, WWF, Greenpeace

UN TERZO DEI PESCHERECCI FUORILEGGE NEGLI ULTIMI CINQUE ANNI HA USUFRUITO DI CONTRIBUTI PUBBLICI.
I DATI SU
WWW.FISHSUBSIDY.ORG.

Mentre a Bagnara Calabra (RC) si celebrano proprio questa mattina i pescatori pirata che, in cambio di nuove licenze di pesca, riconsegnano finalmente le spadare usate illegalmente dal 2002 a oggi, é stato divulgato dal sito www.fishsubsidy.org/italian-driftnets l’elenco dei contributi pubblici percepiti dai pescherecci italiani sanzionati dal 2005 al 2010 per l’uso illegale di reti derivanti. E tra questi compaiono diversi pescherecci proprio della marineria di Bagnara Calabra.
 
La vicenda fa seguito al bando alle reti derivanti imposto dall’Unione Europea nel 2002. Per quel motivo furono assegnati dall’UE e dallo Stato Italiano oltre 200 milioni di euro per la riconversione delle spadare verso sistemi di pesca meno distruttivi. Il Piano di Riconversione Spadare del 1998 prevedeva, oltre ad ingenti aiuti economici, anche la possibilità di ricevere una nuova licenza di pesca per la ferrettara, una piccola derivante il cui impiego entro chiari vincoli è rimasto consentito a livello europeo, ma che spesso è stata adoperata  in maniera fraudolenta.
 
Un recente rapporto del Comando Generale della Capitaneria di Porto ha rivelato infatti che l’uso delle reti derivanti illegali (spadare) e l’uso illecito delle ferrettare è molto più ampio di quanto denunciato finora. Fishsubsidy[1] ha confrontato i dati di oltre 330 pescherecci sanzionati tra il 2005 e 2010 con gli aiuti stanziati dallo Strumento Finanziario di Aiuti alla Pesca (SFOP) e dal Piano di Riconversione Spadare. Quello che ne è emerso è scandaloso: un terzo dei pescherecci pirata ha usufruito di ingenti contributi pubblici. In totale, tra il 1998 e 2006, sono stati assegnati ben 12.5 milioni di euro a pescherecci ripetutamente sanzionati per l’uso o il possesso delle reti derivanti illegali. Numerosi i casi in cui i pescherecci hanno continuato ad operare con gli attrezzi illegali pur avendo percepito il contributo erogato per la restituzione.
 
Alcuni casi emblematici: il S.ANTONIO, sanzionato due volte a pochi giorni di distanza per l’uso illegale di reti derivanti, ha usufruito di 128, 000 euro di contributi.  L’ANNUNZIATA, sanzionata nel 2008 e nel 2009 per uso di reti derivanti illegali, ha percepito 168,000 euro.  Il DAVIDE,  sanzionato tre volte tra il 2005 e 2008 per l’utilizzo delle spadare ha percepito,  tra il 1998 e il 2006,  303.000 euro di aiuti dal Piano di riconversione spadare e  altri 47,000 euro nel 2006 per la modernizzazione del peschereccio. Il PATRIZIA, sanzionato ben quattro volte tra giugno e agosto 2007 con il sequestro di 14 km di reti derivanti illegali, ha percepito 249,000 euro di aiuti pubblici. La ROSSELLA di Bagnara Calabra fermata due volte con le spadare tra maggio e giugno 2005,  ha  ricevuto circa 191,000 euro dal Piano riconversione spadare.
I dati e la reiterazione dei provvedimenti confermano inoltre come le sanzioni applicate, che in genere si traducono in poche migliaia di euro di ammenda e nel sequestro delle reti, non abbiano alcun potere dissuasivo. Gran parte dei pescherecci sono stati fermati ripetutamente con reti derivanti illegali, ne è un esempio significativo il NETTUNO sanzionato ben sette volte tra il 2006 e 2009.
 
Il Ministro Galan conosce bene questa situazione, segnalata dalle associazioni ambientaliste subito dopo il suo insediamento. Il problema è che nel nostro Paese le autorità preposte non hanno mai applicato l’articolo 3 del decreto ministeriale del 14 ottobre 1998, che prevede il ritiro dell’autorizzazione di pesca per tre mesi alla prima infrazione e per sei mesi in caso di successive violazioni e che avrebbe un reale carattere dissuasivo. Premiare i pirati del mare con nuove licenze di pesca, come oggi a Bagnara, significherebbe consumare l’ennesima presa in giro nei confronti di chi opera nel rispetto delle regole nel mondo della pesca.
 

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[1]  Fishsubsidy.org è un progetto promosso dal Pew Environment Group e coordinato da EU Transparency  per la raccolta di dati  sull’assegnazione e sui beneficiari dei fondi  destinati al settore dalla Politica Comune Europea della Pesca,  rendendoli noti ai contribuenti europei.