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“Mare mostro. un mare di plastica?” fa tappa a Reggio Calabria

“Mare mostro. un mare di plastica?” fa tappa a Reggio Calabria

La campagna di informazione sull’impatto della plastica in mare: “Mare Mostro. Un mare di plastica?”, promossa da Marevivo, in collaborazione con la Capitaneria di Porto di Reggio Calabria, e con il sostegno di Castalia e CoNISMa, Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare, oggi ha fatto tappa a Reggio Calabria.

All’incontro che si è tenuto alla Sala multimediale dell’Agenzia delle Dogane hanno partecipato: Giancarlo Russo, Comandante Direzione Marittima di Reggio Calabria; Giuseppe Falcomatà, Sindaco di Reggio Calbria; Federico Di Penta, Responsabile Relazioni internazionali di Marevivo; Emilio Cellini, Dirigente UO Marine Strategy ARPACAL; Felice Arena, Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria; Giovanni Randazzo, Università degli studi di Messina e Fortunato A. Asciotti, Ecologo e Consulente Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria. A moderare il giornalista Mario Primo Cavaleri.

«Questi incontri sono fondamentali - ha dichiarato Federico Di Penta durante il suo intervento- per riunire il maggior numero possibile di stakeholder coinvolti nella gestione delle risorse marine, per iniziare un percorso congiunto dove ognuno deve fare la sua parte. L’obiettivo è anche quello di discutere, a livello pratico, cosa si sta già facendo per contrastare l’inquinamento marino a livello locale e quali azioni si possono sviluppare in futuro per arginare il problema».

 

Per Giovanni Randazzo: «Il problema delle microplastiche, ma più in generale dello spiaggiamento di rifiuti inorganici lungo le nostre spiagge, e la loro dispersione sull’intero territorio, è essenzialmente causato dall’incapacità di gestire, in particolare nel Sud d’Italia, il problema rifiuti come un ciclo chiuso. E’ inutile propugnare miracolistiche raccolte differenziate o realizzare impianti per il compostaggio, o per il trattamento della frazione organica, senza comprendere che l’intero ciclo deve essere chiuso, trovando una valida soluzione anche per la frazione inorganica. E’ necessario prendere atto della difficoltà o dell’inopportunità (si pensi alla quantità d’acqua necessaria alla trasformazione della carta) di riusare e riciclare le diverse frazioni inorganiche (plastica, vetro, metallo, carta), in un territorio che non ha una filiera industriale adeguatamente diversificata e diffusa ed avviare la realizzazione di quegli impianti che possano trasformare il rifiuto in energia, come peraltro prevede l’Unione Europea».

L’obiettivo della campagna è condividere informazioni con istituzioni, associazioni, università e stakeholder, per affrontare l’emergenza “plastica” e le Capitanerie sono i luoghi ideali per sensibilizzare sul tema. Ogni giorno la Guardia Costiera protegge i nostri mari, si occupa della sicurezza, della tutela dell'ambiente marino, della vigilanza sulla filiera della pesca marittima, ma ci sono sempre nuove minacce da fronteggiare, come la plastica, un mostro apparentemente inarrestabile, indistruttibile che si insinua persino nella catena alimentare dell’uomo.

«Il progetto di sensibilizzazione sull’impatto delle plastiche in mare - ha spiegato Giancarlo Russo - promossa dall’associazione Marevivo, in collaborazione con il Comando Generale, si inquadra nella nuova strategia complessiva del corpo delle Capitanerie di Porto. Difatti, nell’ambito delle campagne nazionali di tutela ambientale, all’obiettivo di contrasto dei fenomeni di illegalità si è fissato un nuovo indirizzo più spiccatamente preventivo e divulgativo. È grazie a tali iniziative di sensibilizzazione che si può sperare di accrescere la consapevolezza dell’importanza del rispetto dell’ecosistema marino e dell’ambiente in generale non solo nei confronti degli operatori del mare ma anche verso i più giovani».

La campagna “Mare mostro”, partita circa un anno fa, raggiungerà tutte le 15 direzioni marittime delle Capitanerie di Porto in Italia che saranno coinvolte in un percorso che prevede incontri di formazione con il personale e con gli “stakeholder del mare”.