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Operazione Marevivo-Reti da ripescare-Panarea 2006

RETI DA NON SEGNARE MA DA RIMUOVERE:                                   
“AIUTIAMO GLI ANIMALI MARINI A NON FARE GOAL”

Nel calcio è importante segnare reti affinché si possa vincere. Nel mare, è invece fondamentale che le reti vengano rimosse, al fine di evitare che i pesci possano rimanervi incagliati e perdere non una partita ma la vita. In questi giorni, impazzano indagini e polemiche su tutte quelle reti convalidate, non per merito ma per volontà superiore, che ci auguriamo possano essere rimosse quanto prima, per restituire al calcio e a tutti i suoi appassionati la giusta dignità. La stessa dignità che l’Associazione Ambientalista Marevivo  cerca di riconsegnare ai fondali del Mediterraneo da oltre 20 anni. La Divisione Subacquea dell’associazione, nella sua continua operazione di monitoraggio, nell’ambito del progetto “Reti da Ripescare” ha individuato, dopo le operazioni di recupero effettuate a Salina, Milazzo, Palinuro e Lampedusa, una grossa rete da pesca, sulla secca del Banco Scosso a Panarea, che verrà rimossa con la spedizione in programma dal 1 al 3 giugno p.v.
“L’intervento - afferma Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo - si colloca all’interno della campagna triennale che abbiamo avviato nel 2003 in collaborazione con la Società Augustea e l’A.G.C.I. Agrital (Associazione Generale Cooperative Italiane per la Pesca), per il monitoraggio, la mappatura ed il recupero di reti da pesca abbandonate. La campagna, è finalizzata all’acquisizione di informazioni sulla presenza di reti che compromettono in modo grave la vita bentonica di siti sommersi di particolare pregio, in modo da creare una puntuale circoscrizione di aree, che permette, successivamente, il  recupero di quelle che risultano di elevato impatto ambientale”.

Sulla secca del Banco Scosso a Panarea, opereranno 3 squadre sub di Marevivo, coordinate da Alfonso Perri, con l’appoggio in superficie della Società Augustea, che metterà a disposizione un rimorchiatore; mezzo di grande manovrabilità e dotato di argani per il recupero della rete che sarà distaccata e poi portata in superficie con l’ausilio di palloni di sollevamento da 500, 200, 100 e 50 kg di spinta. Una prima squadra provvederà ai sopralluoghi sulla secca, al fine di verificare lo stato e la consistenza della rete che la avvolge, poi verranno posizionati alla base della secca i corpi morti, necessari per fissare le cime collegate ai palloni di sollevamento e collegati con la rete; quindi saranno fissati alcuni palloni che verranno caricati con aria, in misura sufficiente a mettere in tiro verso l’esterno le varie maglie, seguirà il taglio delle parti di rete incastrate sulla parete della secca, quindi il recupero finale. L’intera operazione sarà coadiuvata dal Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina e dalla Guardia Costiera di Lipari.

“Il fine – sottolinea Mario Cavalieri, delegato della Regione Sicilia di Marevivo - è quello, non solo di ripristinare le caratteristiche bentoniche, ma anche quello di sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica sul problema delle reti fantasma”.

Tra i subacquei volontari della Divisione sub di Marevivo, ci sono anche molti membri dell’Explorer Team Pellicano, tra cui Fabio Pajoncini Ottaviani, team leader di Progetto Abissi 2004 e uno dei 23 pretendenti ad entrare nella Casa in fondo al mare 2 – Progetto Abissi 2006. Fra qualche mese, verranno resi noti i nomi dei 6 acquanauti che rimarranno per 14 giorni in fondo al mare di Ponza e Fabio, augurandosi di essere tra questi, si preoccupa nel frattempo di ripulire l’ambiente che potrebbe ospitarlo.
Fabio Pajoncini Ottaviani: “Con  Progetto Abissi, ci preoccupiamo di consegnare alla ricerca nuovi dati sulla resistenza umana, mentre con Marevivo, l’obiettivo è quello di favorire la tutela e la valorizzazione del mare e delle sue risorse. In questo tipo di operazioni, l’attività subacquea ricopre una importanza fondamentale. Senza di essa sarebbe difficile procedere ad un corretto recupero”.
Nella giornata conclusiva, verrà inoltre effettuata un’immersione nella secca del Capo Salina, al fine di valutare lo stato della secca, a 3 anni dall’operazione di liberazione di una rete che avviluppava il 70% del capo.
A tutti gli angeli custodi del mare e alle sentinelle pronte a scendere in campo, un caloroso in bocca al lupo e tutta la nostra solidarietà.
Tutto ciò che viene abbandonato deve essere recuperato.