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Quanto ci costa il pesce spada?

 

Al costo di mercato va aggiunto l’esborso che i contribuenti affrontano per consentire alle Capitanerie di Porto di mettere in atto delle operazioni di controllo sulla pesca illegale al pesce spada. Infatti Dal 2005 ad oggi ben 1.400 km. di reti sono state il frutto di interventi rocamboleschi effettuati da navi ed aerei della Capitanerie di Porto per sequestrare le reti da posta derivanti, cosiddette spadare, illegali nei paesi dell’Unione Europea dal 2002 e in quelli del resto del Mediterraneo dal 2005. Ogni operazione ha un costo in media di 50.000,00 euro. Questa inquietante realtà è emersa nel tavolo di lavoro tra esperti del settore primo appuntamento dell’undicesima campagna di Marevivo “Mediterranean Freedolphin”, campagna partita il 20 settembre a bordo dell’Amerigo Vespucci a Portoferraio.
Marevivo, con il contributo del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare ed in collaborazione con ACCOBAMS (Accordo per la Conservazione dei Cetacei nel Mare Mediterraneo, nel Mar Nero, e nell’area contigua dell’Atlantico) e la Marina Militare Italiana, ha ideato la Campagna “Mediterranean Freedolphin” per coinvolgere gli Stati del Mediterraneo, il mondo scientifico, gli operatori della pesca e i cittadini nella lotta ai sistemi di pesca illegale, per la tutela dei cetacei.
Un primo importante strumento sarà l’introduzione di un marchio sul pescato che attesti l’adozione di pratiche di pesca al pesce spada che riducano al minimo la cattura accidentale di mammiferi marini.
Grazie a questo tipo di intervento, si è riusciti finora a ridurre nell’Oceano Pacifico la mortalità dei delfini catturati accidentalmente, durante la pesca al tonno pinna gialla, del 98% e ad abbattere drasticamente le specie catturate involontariamente quali squali, tartarughe marine e tonni immaturi: all’inizio degli anni ‘90 la mortalità dei delfini era di oltre 100.000 esemplari all’anno e nel 2005 si è ridotta a circa 1500.
Oggi, in Italia, la detenzione di reti illegali a terra o a bordo di un’imbarcazione non in navigazione lascia le Capitanerie di Porto nell’impossibilità di intervenire, mentre in altri paesi come la Spagna la legge vieta comunque il possesso a bordo di strumenti di pesca non consentiti. 
Adeguare in tal senso la normativa italiana ha anche un importante risvolto economico poichè consentirebbe di limitare e concentrare gli interventi delle Capitanerie di Porto.
Inoltre la non chiarezza della norma comporta, a livello interpretativo, un’attenzione ed uno sforzo che richiederebbero l’impiego di una magistratura specializzata nel settore.
Marevivo chiede un impegno parlamentare forte e urgente sull’argomento” dice Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo.
Il prossimo appuntamento previsto dalla campagna è sul tema delle Strategia per l’introduzione di un marchio di qualità apposto sul pescato effettuato con pratiche di pesca che eliminano la cattura di mammiferi marini.
Il marchio presentato durante la conferenza stampa è stato realizzato dall’Agenzia di Comunicazione Roncaglia & Wijkander.

Marevivo
Tel 063202949