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Trivelle, dieci Regioni chiedono il referendum per bloccarle

Stamattina davanti la Corte di Cassazione si sono incontrate le associazioni ambientaliste Marevivo, Lipu e Fondazione UniVerde per sostenere l’azione del Coordinamento Nazionale No triv e le dieci regioni che hanno presentato la richiesta di Referendum No Triv.

«Il Governo ha due strade: abrogare le norme favorevoli alle lobby petrolifere - dichiara Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde - o affrontare il voto degli elettori e lo scontro con le Regioni italiane. Purtroppo temo che proverà a bloccare il referendum presso la Corte Costituzionale, con qualche legge ad hoc e infine con la censura per far mancare il quorum».

«Ringrazio  - continua Pecoraro Scanio -  i movimenti e i comitati No Triv, le decine di migliaia di cittadini attivatisi sul web a sostegno della petizione Referendum #notriv e le regioni che hanno resistito al pressing pro trivelle  arrivato da Roma».

«Oggi lo Sblocca Italia del Governo Renzi -  conclude Pecoraro Scanio -  incassa dieci sonori ceffoni. Da oggi massima mobilitazione per difendere il diritto al referendum e ottenere nel 2016 che l'Italia scelga energie rinnovabili, turismo e agricoltura sostenibili e non petrolio e trivelle. Possiamo vincere come nel 2011 contro il nucleare».

«Dal 1986 Marevivo si è battuta contro le trivelle nel golfo di Napoli.  -  dichiara Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo - Queste dieci Regioni dimostrano che bisogna essere coraggiosi e guardare avanti, senza restare ancorati al passato, puntando sull’innovazione e le fonti rinnovabili. L'Italia non deve restare indietro, soprattutto in vista della Cop 21 che si terrà a Parigi, ma agire prontamente per ridurre le emissioni di gas serra nella lotta ai cambiamenti climatici. Bisogna proteggere le nostre coste e il mare, una risorsa insostituibile».