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Trivelle, le leggi dell'ecologia e le leggi dell'economia

In questi giorni si è tornato a discutere di trivellazioni dopo la notizia che il Ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato le ricerche di petrolio di fronte ad uno dei gioielli ambientali più' importanti d'Europa: le isole Tremiti. Ma non finisce qui, perché sono in corso di autorizzazione permessi anche per l’isola di Pantelleria. A riguardo vi segnaliamo che c’è una petizione di change.org che si può firmare e vi invitiamo a leggere l’articolo del professore Ferdinando Boero, Vicepresidente Vicario di Marevivo per il Quotidiano di Puglia.

Le leggi dell'ecologia e le leggi dell'economia

“Forse mi sono perso qualcosa. Il ministro Guidi, titolare dello Sviluppo Economico, dichiara che non sono previste perforazioni attorno alle Tremiti, in uno dei posti più belli del Mediterraneo. Per ora. Ma se si fanno prospezioni per vedere se c’è il petrolio, ne consegue che se vengono individuati giacimenti, poi si faranno le perforazioni.

Le comunità locali, l’intera regione e gran parte della classe dirigente pugliese si dicono molto preoccupate e già da tempo hanno messo in campo iniziative di proteste oltre che legislative. Le prospezioni implicano l’utilizzo di tecnologie ad altissimo impatto ambientale. La Direttiva Marina dell’Unione Europea, valida anche in Italia, identifica undici descrittori di Buono Stato Ambientale. Il descrittore numero undici prevede che l’introduzione di energia non deve danneggiare gli ecosistemi. L’energia sonora, il rumore, fa parte di quanto prescritto da questo descrittore.

E le prospezioni si basano sull’emissione di fortissimi impulsi sonori che hanno sicuramente impatti sui cetacei (delfini, balene e capodogli) e probabilmente anche sul resto della fauna. Le prospezioni non sono qualcosa di innocuo, e già violano la Direttiva Marina dell’Unione Europea.

Rimane poi da capire se sia veramente utile estrarre petrolio dal fondo del mare, esponendo i nostri ecosistemi a pericoli di incidenti tipo quello che ha devastato le coste della Florida. I recenti accordi, siglati anche dall’Italia, alla Conferenza delle Parti (Cop21) di Parigi impegnano gli stati a diminuire l’utilizzo di combustibili fossili, per limitare l’emissione di anidride carbonica. Dobbiamo smettere di disseppellire l’anidride carbonica sepolta nei depositi fossili (inclusi i giacimenti di petrolio), per bruciarla in tempi brevissimi. I sistemi naturali hanno impiegato milioni di anni per togliere di mezzo l’anidride carbonica, sequestrandola nei sedimenti. E noi che facciamo? La estraiamo e la bruciamo in tempi brevissimi. Abbiamo capito che non si deve fare, dobbiamo trovare altri modi per produrre energia, siamo tutti d’accordo. E invece ne consegue che… andiamo a cercare altro petrolio. Per continuare a bruciare.

Un tale livello di incongruenza tra quanto affermato in linea di principio e quanto praticato è davvero sorprendente. Che dice il Ministero dell’Ambiente? Possibile che per incrementare il capitale economico mettiamo a rischio in modo così irresponsabile il capitale naturale? Possibile che le leggi dell’economia possano prevalere su quelle dell’ecologia? Inutile illudersi: non prevalgono. Possiamo infrangere le leggi dell’ecologia, ma poi i prezzi da pagare saranno altissimi, anche in termini economici.
Nel 2015 gli appelli degli ecologi sono stati finalmente ascoltati dal mondo religioso (Papa Francesco ha pubblicato Laudato Si’) e dal mondo politico (con gli accordi di Cop21). È la prima volta che tre “mondi” spesso in contrasto tra loro si trovano esattamente sulle stesse posizioni. Purtroppo manca il “mondo” degli economisti e, apparentemente, sono ancora loro a comandare. Ignorando le leggi dell’ecologia e imponendo le proprie. Chi pagherà, anche economicamente, il prezzo di tanta irresponsabilità?”

di Ferdinando Boero