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UE Public Waste. Per Marevivo ottima strategia

UE Public Waste. Per Marevivo ottima strategia

Marevivo accoglie favorevolmente la strategia dell’UE “Public Waste”, per ridurre i rifiuti marini, di rendere tutto il packaging riusabile e riciclabile entro il 2030, ma occorre sostituire tutta la plastica “usa e getta”, ad esempio le stoviglie ottenute dal petrolio, che purtroppo finisce nelle discariche o viene incenerita. Ci auguriamo che presto l’UE possa discutere le misure previste anche per queste plastiche inquinanti. Meno del 30% di 25 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica viene riciclato ogni anno in Europa. A livello mondiale, l’85% delle materie plastiche  finisce sulle spiagge.

Dopo il successo ottenuto in Italia, anche in Europa, si inizia a parlare della possibilità di vietare “parzialmente” le microplastiche utilizzate intenzionalmente nei cosmetici e della necessità di studiare misure per ridurre quelle involontarie, quelle rilasciate dal lavaggio di tessuti in poliestere e nylon. Per Marevivo, che proprio in questi giorni ha lanciato la campagna #StopMicrofibre per sensibilizzare sul problema delle microplastiche liberate dai materiali sintetici in lavatrice, si tratta di un buon risultato ma occorre investire nella ricerca per trovare soluzioni efficaci.

Nel documento sono presenti anche disposizioni per i rifiuti prodotti dalle imbarcazioni e misure volte a ridurre i costi che gravano su porti, navi e autorità competenti, ma è urgente che venga approvata una legge per cui possano essere correttamente smaltiti una volta riportati a terra dai pescatori, per ridurne la dispersione in mare.

Il piano sostenibile dell’UE, inoltre, potrebbe creare ben 200mila nuovi posti di green jobs.

Oltre ai comportamenti virtuosi dei cittadini per risparmiare plastica al mare, occorre anche l’impegno delle imprese e delle aziende, basta pensare che in Inghilterra la catena di supermercati “Iceland” ha deciso di bandire le confezioni in plastica entro il 2023 sostituendole con quelli bio o in cartone. I supermercati inglesi producono ogni anno 800.000 tonnellate di rifiuti dagli imballaggi.