Spiagge in vendita?
No grazie!
Editoriale di Rosalba Giugni
Ancora una volta
in piazza, non pensavo certamente che potesse essere questa la motivazione:
la vendita del demanio, tutto il demanio marittimo e non. L'articolo
71 della finanziaria era passato inosservato, dicono una svista,
può essere certo. Per noi è stata una doccia fredda,
alcuni paletti, alcune cose sembravano intoccabili e condivise da
tutti, sicuramente una di queste era il demanio dello stato italiano.
Le nostre belle coste, le spiagge, i laghi, le sponde dei fiumi
dei quali siamo giustamente orgogliosi, rischiavano con questo articolo
71 di essere vendute ai privati dai comuni di appartenenza, ancora
meglio la legge specificava che si cedevano queste porzioni di territorio
a chi vi aveva costruito, cementificato e deturpato il nostro paesaggio,
un premio a chi aveva ammazzato un po' d'Italia.
Con le altre associazioni ci siamo dati appuntamento davanti a Palazzo
Chigi con le nostre bandiere e dei barattoli pieni di sabbia per
i ministri riuniti in Consiglio.

Rosalba
Giugni e Fulco Pratesi distribuiscono sabbia in barattolo ai nostri
ministri (Foto M. D’Adamo)
Le nostre proteste
hanno avuto l'effetto sperato, il Senato ha cancellato questo articolo
con effetto retroattivo, confermato poi in seconda istanza dall’altro
lato del Parlamento.
Ci eravamo avviati verso una stagione dove alcuni mostri, come il
Fuenti, erano stati abbattuti nel segno del recupero del nostro
paesaggio e del nostro ambiente naturale, il condono in Sicilia
e subito dopo l'articolo 71 sono piombati addosso con una violenza
inaspettata. Lo stato di massima allerta è scattato in tutta
la nostra associazione, sede nazionale e delegazioni tutti vigili
a questi repentini cambiamenti di rotta.
Dobbiamo anche registrare una volontà politica che sta lavorando
per accorpare competenze e funzioni all'interno dei ministeri per
velocizzare e rendere più efficace la pubblica amministrazione.
Un disegno di legge attualmente alla Camera delega il Ministero
dell'Ambiente a mettere ordine su tutta la normativa in campo ambientale,
sicuramente è una buona cosa se non si fossero dimenticati
completamente del mare. La parola mare non viene mai menzionata
in questo importante e fondamentale documento per il futuro delle
politiche ambientali.
Abbiamo chiesto di essere ascoltati dalla Commissione referente
ed in quell'ambito abbiamo portato un po' di mare!
Nella legge collegata alla Finanziaria in tema di ambiente si prevede
l'accorpamento dell'ICRAM alla APAT, il braccio scientifico del
Ministero dell'Ambiente che supporta tutte le decisioni in campo
marittimo. Negli altri paesi simili istituti vengono sempre più
potenziati per l'evidente importanza che il mare ricopre.
Il Servizio Difesa Mare si dice verrà accorpato alla Conservazione
della Natura; ancora le conseguenze legate al mare si frantumano
e come in un caleidoscopio bisogna ricercarle in vari ministeri,
in tanti servizi.
Sulle pagine di questo giornale varie volte abbiamo parlato dell'esigenza
di creare una cabina di regia, uno sportello unico per il mare,
mi sembra che però i nostri auspici si allontanino sempre
di più, il nostro Paese sembra dimenticare la straordinaria
funzione che il Mare Nostrum rappresenta per l'intero Paese.
8000 Km di coste, aree marine, pesca, diporto, cabotaggio, porti,
trasporti, turismo, biodiversità, cultura sono ricchezze
e vita che vanno gestite. Integrare tutte le attività dell'uomo
in questo ecosistema prevede un grande regista che noi ci auguravamo
potesse essere il Ministro dell'Ambiente, purtroppo le azioni intraprese
ci sembra che vadano nella direzione opposta.
Spero di sbagliarmi e che questa mia analisi non preveda un disegno
più alto che personalmente mi sfugge. Noi rimaniamo al nostro
posto, sentinelle e voce di tutti quegli esseri grandi e misteriosi
come le balene o piccoli e silenziosi come i nudibranchi.
Siamo qui a testimoniare l'amore per questo grande padre: il mare.