2004
Marzo - Aprile
Nel blu dipinto di blu... di Lampedusa
Testo e foto di Filippo Mannino

L’Isola di Lampedusa: un fazzoletto d’Africa in Italia, un mondo da non perdere per chi ama il mare.

Cala Pulcino
Tartaruga comune (Caretta caretta)
con un amo di pesce spada in bocca
Lungo la costa orientale del continente africano, a largo della città di Tunisi, affiora dal mare, ultimo lembo d’Italia, l’Isola di Lampedusa: 11 Km per 3,7 Km, questa è la stringatissima, ma significativa, presentazione di una minuscola isola “persa” nel centro del Mediterraneo.
Parlare di persa dopo aver varcato la soglia del 2000 sembra quasi un’eresia. Oggi, era dei computer, delle grandi tecnologie e dei velocissimi mezzi di trasporto, è difficile pensare che qualcosa possa non essere trovata. Eppure su questa affascinante isola, si respira ancora l’aria di essere fuori dal mondo ed allo stesso tempo di stare nel suo baricentro. Qui il tempo e la vita acquistano significato diverso: lo stress, la frenesia della civiltà, lasciano il posto all’immersione in una società dove la natura ed i rapporti umani non sono stati corrotti dalla modernità.
Le sue distanze dai continenti, 210 Km dalla Sicilia e 128 dalla Tunisia,ci fanno immediatamente capire che Lampedusa è più vicina, e geologicamente più affine, all’Africa anziché all’Europa e ci danno conferma dell’appartenenza di Lampedusa alla piattaforma continentale africana.

LE PELAGIE
Pelagie, ovvero isole d’alto mare, chiamarono Lampedusa, Linosa e Lampione gli antichi marinai greci che qui vi fecero sosta.
Giungendo con l’aereo a Lampedusa sembra di atterrare su una portaerei in navigazione nel mare più blu del mondo; dal ponte della nave o dalla cabina dalla barca, invece, l’isola appare simile ad una grande tavolato che galleggia sul cristallo.
La costa presenta caratteristiche molto differenti: a sud spiagge di finissima sabbia bianca si alternano a cale rocciose, a nord invece una serie di ripide falesie inaccessibili dal mare, vero paradiso per gabbiani, falchi e cormorani, offrono uno spettacolo mozzafiato per la loro bellezza selvaggia. Il calcare e la dolomite sono le rocce che connotano il terreno.

…UN PO’ DI STORIA
Per millenni Lampedusa è stata luogo di sosta e di rifornimento d’acqua delle navi dei Fenici, dei Greci, dei Romani, dei Saraceni e dei Crociati, e sebbene fosse abitata e frequentata ai tempi delle guerre puniche, la storia è piuttosto ridotta, anche se l’isola viene pure citata da Ludovico Ariosto che vi ambientò il canto dell’Orlando Furioso, la leggendaria sfida tra il re saraceno Agramente e il Conte Orlando.
La vera storia ha inizio nel 1630, quando compare il nome di Lampedusa con Giulio Tomasi di Lampedusa a cui venne concesso da Carlo II di Spagna di assumere il titolo di “Principe di Lampedusa”.
Con la colonizzazione borbonica del 1843 inizia la storia moderna del paese. Quando il capitano Bernardo Maria Sanvisente sbarca nell’isola, dietro ordine di Ferdinando II Re delle due Sicilie, con 120 persone tra cui 90 uomini e 30 donne in maggior parte agricoltori e artigiani.
Il Sanvisente, che fu governatore dell’isola, diede impulso alle prime opere pubbliche e fece costruire subito 7 edifici isolati (i cosiddetti 7 palazzi), ma nel contempo iniziò il disboscamento per fare posto a queste e ad altre piccole opere.Fu un grande periodo di prosperità per l’isola, periodo che terminò quando cadde il Regno delle Due Sicilie e l’arcipelago venne unito al Regno d’Italia. Ma il governo se ne scordò fino ai primi del 1900 quando vi impiantò una colonia penale di condannati.

LA FLORA
Stapelia europea (Stapelia europaea)
Còngilo (Calcides ocellatus)
La fauna e la flora delle Pelagie erano un tempo rigogliose: scomparsi quasi completamente i ginepri fenicei e le altre piante arbustive, oggi resta, a Lampedusa, steppa e gariga tipicamente mediterranee, insieme alla macchia scarseggiante.
Vi sono tuttavia interessanti specie rare ed endemiche, cioè esclusive dell’Isola, come la stapelia europea (Stapelia europaea), la macchia di seta (Periploca laevigata), la centaurea africana (Centaureaacaulis), Anthemis lopadusanum, Chiliademus lopadusianus, Daucus lopadusianus e Limonium lapadusanus.
Rimangono alcuni alberi di pino d’aleppo, di carrubo, di oleastro e di gelso che durante il mese di luglio regala frutti dolci dal succo sanguigno, da cui gli isolani ricavano un’ottima granita. In primavera, però, quando le piogge diventano più copiose, ci si può rendere conto che Lampedusa non ha dimenticato il colore verde ed il fitto manto delle erbacee è ravvisato dalle splendide tonalità di rosso, di giallo e di violetto dei fiori. Meritano infine di esseri citate altre due comuni piante grasse: l’agave che con i suoi altissimi “fiori” da’ ad alcune strade un aspetto da viale decorato e il fico d’india, che contrappone al pungente carattere un dolce e sugoso frutto che maturadurante i mesi estivi.

LA FAUNA TERRESTRE
Per quanto riguarda la fauna, è ancora presente sull’isola il coniglio selvatico, un tempo abbondante; come sono presenti diverse specie di uccelli migratori, comel’occhiocotto, l’allodola, lo storno, la beccaccia, e altrettanti uccelli “marini” come il marangone dal ciuffo, la berta maggiore e il gabbiano reale. Sempre riguardo all’avifauna spiccano tre specie di rapaci: il gheppio, il falco pellegrino e il falco della regina che alla fine dell’estate si ferma a nidificare sulle scogliere settentrionali dell’isola.
Per quanto riguarda i rettili, meritano attenzione due specie di serpenti tipicamente nordafricane, che sono il colubro lacertino (Malpolon monspessulanus) e il colubro dal cappuccio (Macroprotodoncucullatus), inoffensivi nei confronti dell’uomo, poiché i denti del veleno sono posizionati nella parte posteriore della mascella (opistoglifi). Singolari sono lo psammodromo algerino (Psammodromusalgirus), una lucertola striata che è presente solo sull’isolotto dei Conigli, ed il còngilo (Chalcidesocellatus), uno scincide che abita le macchie costiere e le poche zone umide.

LA FAUNA MARINA
Le acque che circondano Lampedusa sono tra quelle più ricche di vita del Mediterraneo; qui per una singolare coincidenza tra bassi fondali e correnti ricche di plancton si può assistere a spettacoli indimenticabili.
Aragoste, polpi, cernie, pesci pappagallo, saraghi, murene, donzelle, sciarrani, tordi e castagnole frequentano le zone costiere dove talvolta si avvicinano anche pesci pelagici come ricciole, tonni e pesci spada. Da non dimenticare è la tartaruga marina (Caretta caretta), che ogni anno viene a deporre le uova sulla spiaggia più bella ed ancora incontaminata, ossia l’Isolotto dei Conigli; così come le tre specie di delfini che allietano le acque antistanti l’isola: il tursiope, la stenella e il delfino comune ed altri grandi mammiferi marini quali la balenottera comune, la balenottera minore e il capodoglio, facilmente osservabili tra marzo e aprile.

LE IMMERSIONI
Per gli appassionati del mare Lampedusa è un luogo magico e ammaliante.
L’eccezionale trasparenza delle acque e la ricchezza dei fondali rendono quest’isola uno dei posti più ambiti dagli appassionati di subacquea. Non sono rimasti molti altri luoghi al mondo, infatti, dove è possibile incontrare una tale ricchezza e varietà di pesci, ammirare gli splendidi colori delle pareti sommerse ricoperte di gorgonie e spugne, dove si possono esplorare grotte sommerse ed incontrare cernie, dentici, aragoste e ricciole.
Emozionanti escursioni subacquee si possono fare alla Secca di levante, dove ogni anno all’inizio dell’estate si radunano le grosse ricciole per deporre le uova. Altre interessanti immersioni si consigliano nei pressi di Capo ponente, dove a pochi metri di profondità si trovano i resti di una nave da carico.
Ma straordinarie avventure si possono vivere anche semplicemente con la maschera, nuotando a pelo d’acqua insieme a donzelle, castagnole, stelle marine, saraghi e “rondini di mare”.
E proprio in un angolo di quel meraviglioso mare che circonda Lampedusa, una madonnina continua dolcemente a proteggere la sua terra e la sua gente. Fu voluta e posta sul fondo dell’Isola dei Conigli da un noto fotografo subacqueo, Roberto Merlo, per gratificarsi con l’Isola e la sua gente che un giorno ormai lontano riuscì a salvarlo da una terribile embolia. Da allora tutti gli abitanti sembrano stringersi attorno a quella madonnina. Una madonnina a cui chiedere una vita migliore, una natura amica che non sappia vendicarsi, un mare che scateni il meno possibile la sua terribile e imprevedibile collera, continuando a mostrarsi generoso con una terra che di regali nella sua storia ne ha avuti ben pochi.

ASPETTI ECONOMICI

Il porto di Lampedusa
L’economia di Lampedusa si basa principalmente sul turismo, sulla pesca e sull’industria conserviera del pesce azzurro.
La pesca, praticata ampiamente e con varie tecniche, potrebbe essere ancora incentivata e produrre guadagni più rilevanti.
L’industria conserviera del pesce occupa, nell’isola di Lampedusa circa 400 lavoratori. È un’industria rinomata, non seconda, per qualità, ad alcun’altra italiana o straniera. Anche l’industria conserviera, se opportunamente sostenuta, potrebbe assorbire una quantità maggiore di manodopera locale.
Un tempo le Pelagie erano autosufficienti per quanto riguarda i prodotti agricoli; oggi a Lampedusa se ne importano in grande quantità dalla Sicilia.
Grazie alla forte protesta dei cittadini lampedusani che non andarono a votare per anni, a metà degli anni 60 venne costruito l’aeroporto e “grazie” all’attacco di Gheddafi avvenuto il 15 Aprile del 1986, che mandò su tutte le prime pagine dei mass media l’Isola, facendola conoscere al mondo intero, Lampedusa iniziò il suo risveglio dopo un secolare letargo, scoppiò il boom turistico, sempre crescente tanto che in pochi anni ha cambiato il volto dell’Isola.

L’AREA MARINA PROTETTA
L’unicità e la peculiarità del patrimonio naturalistico delle Isole Pelagie hanno fatto si che su proposta dell’Amministrazione locale, provinciale e regionale, nonché del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, fosse istituita con decreto del 21 ottobre 2002 un’Area Marina Protetta denominata appunto “Isole Pelagie”. Due sono le aeree (riguardo a Lampedusa) la cui tutela sarà integrale: Capo Grecale e l’Isola dei Conigli.

UNA TERRA UNICA
Insomma questa è una terra che si ama o si odia, una terra che la civiltà sta inesorabilmente conquistando e arricchendo di tecnologie e comodità. Ma una terra che ancora saprà dare, a chi saprà accettarne l’unicità, quei brividi e quelle indescrivibili emozioni che sanno dare solo le cose più rare e più belle.


IL RITORNO DELLE “SIGNORE”
Sta ormai diventando regolare l’arrivo annuale delle balene a Lampedusa, che anche quest’anno si sono spinte fino a 100 metri dalle coste dell’Isola. Il periodo ideale scelto da questi mammiferi va da metà febbraio fino alla fine di marzo, periodo in cui si trova una numerosa quantità di plancton.
I nostri volontari in una sola giornata, ne hanno potuto osservare quattro gruppi, di cui tre(avvistati a nord-ovest dell’Isola, nella zona di capo ponente) composti da una coppia ed uno (avvistato ad est, nella zona di capo grecale) composto da tre balenottere.
Con i loro movimenti, i loro spruzzi d’acqua, i loro “giochi”, questi fantastici animali hanno attirato l’attenzione di tantissimi curiosi e giornalisti, che ogni giorno si riversavano sulle coste dell’Isola, armati (fortunatamente) di sole macchine fotografiche e telecamere per immortalare gli attimi più belli.
Fino a qualche anno fa il passaggio delle balene, era un fenomeno frequente. Adesso sarebbe diminuito a causa del traffico navale. Ma questi sporadici avvicinamenti ci fanno capire che i mammiferi stanno ricominciando a prendere “fiducia” delle acque di queste zone, ed è quindi nostro dovere non deluderli. Anche per questo motivo, dal 1° giugno partirà la gestione dell’Area Marina Protetta, affidata al Comune di Lampedusa e Linosa, ente con il quale Marevivo ha già preso accordi per far decollare una campagna di sensibilizzazione ed educazione.



Balenottera comune (Balaenoptera physalus) - disegno di Massimo D'Adamo

UN CAMPO DI VOLONTARIATO A LAMPEDUSA
Un viaggio in uno degli angoli più splendidi e incontaminati del Mediterraneo, dove la natura e soprattutto il mare dominano incontrastati. Tuffati con noi per dieci giorni, in questa magnifica Isola, e oltre ai bagni nelle sue splendide acque, ci darai una mano a salvaguardare gli animali che rischiano l’estinzione, come delfini e tartarughe, e a sensibilizzare i turisti e la popolazione locale sulle tematiche ambientali.
I volontari saranno impegnati in attività come: attivazione di punti di informazione; birdwatching; monitoraggio della costa per l’individuazione dei nidi di tartarughe; avvistamento e censimento di cetacei e tartarughe; studio sui metodi di pesca a diretto contatto con i pescatori;

Turni: 20-30 Luglio / 1-10 Agosto. Partecipanti: ragazzi di età compresa tra i 15 e i 17 anni.
Per informazioni: Filippo Mannino filippo.mannino@libero.it - cell. 3392118940


COME ARRIVARE
A Lampedusa si può arrivare tutti i giorni in aereo dalle principali città italiane, come Palermo, Roma, Bologna, Milano, ecc., sia con voli diretti oppure facendo scalo a Palermo, Trapani o Catania. Diversamente Lampedusa è raggiungibile con il traghetto e/o con aliscafo tutti i giorni (condizioni meteo permettendo) da Porto Empedocle (AG). Il traghetto parte tutte le sere alle ore 24.00 ed arriva a Lampedusa alle 08.00 del giorno seguente. L’aliscafo invece parte tutti i giorni alle ore 16.00 ed arriva alle 20.00.
Per l’aereo contattare le diverse compagnie, come Air One, Meridiana, Alitalia, Windjet, ecc.
Per il traghetto e per l’aliscafo, contattare Siremar-Ustica Lines: tel. 0922.636683 (Porto Empedocle) tel. 0922.970003 (Lampedusa).

APPUNTAMENTI
La più importante festa popolare di Lampedusa ricorre nel mese di settembre ed è dedicata alla Madonna di Porto Salvo, patrona e protettrice dell’Isola. I lampedusani, molto devoti alla madonna, iniziano i preparativi per i festeggiamenti in suo onore la prima domenica di settembre, quando la statua viene trasportata in spalla dai pescatori con una lunga processione che partendo dal Santuario giunge alla Chiesa madre. Qui il simulacro rimarrà esposto fino al 22 settembre, giorno della solenne processione alla quale partecipa tutta la popolazione. Alla fine dei festeggiamenti - che prevedono i fuochi d’artificio, i giochi popolari in piazza, la famosa sagra del pesce, spettacoli e concerti bandistici - il 23 settembre un’ultima processione riaccompagna la Madonna al Santuario, dopo aver attraversato il porto con inni e particolari grida dialettali.
È felicità principalmente per i più giovani, che a dispetto dei loro coetanei della terraferma, con l’occasione prolungano di qualche giorno le vacanze estive…ma il 24 tutti a scuola!!!
D’estate, a giorni alterni le serate vengono allietate da gruppi folkloristici, e da altri personaggi che intrattengono i turisti con serate danzanti “liscio e latino americano”.
E’ festa pure a febbraio, ossia a Carnevale, che è molto sentito dalla popolazione, specialmente dai bambini. Tutti partecipano alla festa vestendosi in maschera o aprendo le case alle maschere, attirandole con musica e dolciumi.
Per gli amanti degli animali e della natura, febbraio e marzo, sono i mesi ideali per assistere al passaggio delle balenottere. È la stagione degli amori per questi animali, che vengono attratti dal plancton (di cui ne vanno ghiotti) e per questo si avvicinano molto alla costa. Basta andare al porto oppure alla prima spiaggia, per vedergli spruzzare l’acqua che può raggiungere i 10 metri di altezza.
Ma non è finita qui…quasi tutti i giorni d’estate, mettendosi in contatto con il personale del centro di recupero delle tartarughe, è possibile assistere alla liberazione in mare delle tartarughe marine curate.

GASTRONOMIA
A Lampedusa, per quanto riguarda i menù gastronomici, c’è l’imbarazzo della scelta: si può tranquillamente entrare in qualsiasi locale del posto e gustare piatti saporiti di tutte le specie. I menù sono molto invitanti: dalla classica insalata di mare, si passa ad un primo stuzzicante come il riso al nero di seppia, spaghetti con le sarde o altre specialità. Per secondo, pesce spada in umido, calamari ripieni, aragoste… tutto accompagnato dai vini tipici siciliani. Vediamo in particolare un esempio di pranzo lampedusano? Eccolo: si può iniziare con appetitosi crostini di pesce, seguiti da “pasta allo scoglio”, poi aragosta al sugo di pomodoro, o il famoso cous cous di cernia (piatto tunisino), quindi una stuzzicante insalata dai sapori accentuati di capperi ed erbe aromatiche. Infine dolci, tra cui la famosa cassata siciliana, gelati, e il tutto annaffiato da qualche pregiato vino siciliano. D’altra parte ogni ristorante o trattoria offre le sue gustose specialità, non c’è che da scegliere e da sperimentare volta per volta.

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