
Un amico ha trovato su internet questa immagine e me l’ha inviata via e-mail. Il globo raffigurato non è la fantasia di un artista ma la composizione di più immagini realmente rilevate da satellite. E’ un’immagine straordinaria, non solo perché è il risultato dell’applicazione di tecnologie avanzate, ma anche perché è bella, affascinante e stuzzicante. Osservandola con attenzione, infatti, vengono in mente tante considerazioni su cui riflettere.
Il primo insieme di riflessioni è di stampo sociale: siamo veramente tanti se con le luci che illuminano le strade delle città si delineano i contorni dei continenti; siamodistribuiti difformemente sul territorio globale, alcune aree sono fortemente popolate ed altre praticamente disabitate; in generale esiste una maggiore presenza umana sulle fasce costiere.
Ma questa differente intensità luminosa è dovuta solamente alla maggiore o minore presenza dell’uomo od anche al differente sviluppo economico tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo o in transizione?
Il secondo complesso di riflessioni è di matrice ecologica, infatti se le zone illuminate sono quelle più urbanizzate il pensiero ci evidenzia il problema del destino delle acque piovane: le zone urbanizzate sono cementificate o asfaltate per cui l’acqua piovana percola in superficie raggiungendo i fiumi o i mari senza poter alimentare le falde acquifere; inoltre le acque piovane dilavano le strade trasportando a mare inquinanti vari compresi i metalli pesanti ed altre sostanze persistenti, tossiche ed accumulabili da vari organismi viventi.
Il terzo gruppo di riflessioni è di formazione ambientale, in realtà proprio nelle zone più illuminate si verifica un maggiore prelievo della risorsa acqua senza troppo curarsi della sua effettiva disponibilità: l’eccessivo prelievo, infatti, provoca un abbassamento dei livelli delle falde acquifere che, per di più, come detto sopra soffrono già di un ridotto ravvenamento, e questo fenomeno è ancora più grave quando compare in prossimità delle coste perché viene abbassata la barriera naturale all’infiltrazione dell’acqua marina con la conseguente salinizzazione di molte acque sotterranee costiere.
La quarta categoria di considerazioni si imbatte con il problema dei rifiuti liquidi e solidi prodotti dalle attività umane. Rifiuti che, talvolta, sono di difficile smaltimento nel rispetto delle risorse naturali. In considerazione dell’elevata concentrazione antropica lungo la fascia costiera, essi vengono generati per la gran parte lungo tale fascia, per cui un’elevata quantità di questi reflui raggiunge il mare deteriorando l’ambiente marino e minacciando molte delle sue risorse.
Fatte queste considerazioni credo sia opportuno continuare ad osservare ancora la meravigliosa immagine notturna del nostro pianeta che sembra chiederci perché non cambiamo modello di vita e dei nostri consumi, perché vogliamo essere insensibili ai reali problemi del XXI secolo: l’acqua e i rifiuti.
I prelievi d’acqua, infatti, vanno drasticamente ridotti specie se si pensa alle nuove esigenze delle popolazioni emergenti.
Ricordiamoci che l’acqua non è una risorsa illimitata anzi in alcuni casi è anche scarsamente rinnovabile. Sarebbe ingannevole sostenere che portare le popolazioni emergenti ai modelli di consumo occidentale sia sostenibile dal sistema idrico globale. Noi occidentali dobbiamo progressivamente ridurre i nostri consumi idrici per permettere alle popolazioni in via di sviluppo di aumentarne il loro; ma tutti insieme dobbiamo promuovere la riutilizzazione dell’acqua usata, la restituzione al territorio di quella porzione che non può essere riutilizzata, l’infiltrazione dell’acqua piovana nel terreno, che, nelle zone antropizzate, non potrà più essere eliminata attraverso il sistema fognario e quindi persa in mare. Insomma tutti insieme dobbiamo meglio gestire i nostri bacini imbriferi, rimboschirli nei tratti montani e collinari ed adottare tutte le misure per trattenere questa vitale risorsa che se mal regimentata può provocare frane ed inondazioni.
Per quanto riguarda i rifiuti, infine, tutti insieme dobbiamo cambiare modelli di vita e di produzione onde produrre meno reflui in termini quantitativi, ma anche reflui meno pericolosi in termini qualitativi. Anche per i reflui sia liquidi che solidi vale il discorso della promozione del loro riciclaggio e valorizzazione economica.
Permettetemi di concludere questa brevissima nota con una considerazione: quando alcuni anni or sono dissi in un convegno che l’acqua ed i rifiuti sarebbero stati l’oro nero del XXI secolo suscitai alcune meraviglie, ma ora che il XXI secolo è iniziato sono ancora più convinto che quell’affermazione non era poi tanto avventata.