2003
Settembre - Ottobre

Giganti del mare
Editoriale di Rosalba Giugni

Mobule, squali, balenottere, globicefali, capodogli, delfini: i grandi pelagici che ci affascinano per le loro dimensioni, per l’eleganza e la forza che esprimono nei loro movimenti e per le misteriose leggi che regolano la loro vita, sono di nuovo a rischio nel mare italiano.

Un decreto del Ministero del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (DM 27 aprile 2003) ha consentito di nuovo ai nostri pescatori di calare le lunghe e micidiali reti per la cattura del pesce spada, reti lunghe svariati chilometri nelle quali rimangono accidentalmente intrappolati i grandi mammiferi marini.
Nonostante la direttiva europea che dal 1° gennaio del 2001 chiudeva definitivamente questo attrezzo di pesca in tutti i paesi comunitari che si affacciano nel Mediterraneo, nonostante che molti miliardi siano stati erogati ai pescatori dello stato italiano per la riconversione, nonostante i nostri 15 anni di lotta per arrivare a questo risultato voluto dal mondo scientifico, una circolare del Ministero delle Politiche Agricole ha vanificato tutto il lavoro svolto, riaccendendo una questione che sembrava ormai conclusa.
Con la nostra Campagna Mediterraneo D.O.C., durata due anni con incontri sulle Navi Scuola della Marina Militare Italiana, avevamo lanciato in tutti i tavoli di lavoro l’esigenza improrogabile di allargare la messa al bando delle reti pelagiche (le spadare) in tutti i restanti paesi che si affacciano sul Mare Nostrum, invece ci troviamo di nuovo ai nastri di partenza ed i nostri cugini del mare ogni notte rischiano la pelle.
Purtroppo dobbiamo ancora una volta registrare un brutto passo indietro che ci deprime e ci fa capire sempre di più quanto difficile e lungo sia il cammino per una corretta gestione del nostro patrimonio ittico.

Tra Ponza e la Sardegna
Questa estate, nel mio navigare a vela tra Ponza e la Sardegna, ho avuto la fortuna di avere due incontri spettacolari, il primo a 80 miglia dalla costa: due grandi balenottere sono affiorate vicino alla barca, le abbiamo viste immergersi e tornare in superficie con la groppa lucida e brillante al sole, e con il loro respiro potente, spruzzare allegramente per varie volte mentre l’acqua vaporizzata creava alla luce dei piccoli arcobaleni.
Un’emozione straordinaria.
Il giorno dopo, a 40 miglia da Ponza, quattro grandi tursiopi sono venuti a farsi ammirare sotto la prua, ci guardavano, sembrava quasi volessero trasmetterci qualcosa.
Nei loro giochi con le onde, notiamo che due delfini avevano la pancia rosa e consultata la nostra cetologa Marina Pulcini scopriamo che secondo la teoria di Ken Norris, un ricercatore americano, questa particolare colorazione, indica nell’animale femmina, lo stato gravido.
Con l’emozione negli occhi ho promesso solennemente a questi quattro bellissimi animali, anche a nome di chi mi legge, che l’impegno di Marevivo sarà totale affinché tutti i grandi giganti del mare possano vivere e riprodursi indisturbati nelle nostre acque.
Il giusto funzionamento sia del Santuario dei Cetacei sia di tutte le altre Aree Marine Protette, deve sempre di più rappresentare l’obiettivo da raggiungere della nostra associazione insieme al ripristino di quella direttiva europea legata alle reti derivanti che a suo tempo fu lungamente discussa e poi accettata.
Consentitemi di chiudere con una nota positiva, anche questa emersa nel navigare e nell’immergermi nel nostro incantato mare.

Notte a Budelli, in Sardegna
La mattina alle 7, quando ancora tutti dormono con la mia fedele pagaia vado ad esplorare la costa, sfiorando quasi gli scogli, incantata dalla trasparenza dell’acqua, dalla luce speciale dell’ora mattutina e dai colori che vanno dal turchese al verde smeraldo, un vero godimento.
Mi avvicino alla famosa spiaggia rosa, supero le boe che ne delimitano il passaggio per avvicinarmi alla riva, il guardiano già sveglio fa segno che è proibito entrare, naturalmente mi adeguo immediatamente all’indicazione ricevuta, vi confesso con un po’ di nervosismo criticando in cuor mio una disposizione eccessiva.
Alle ore 11,00 la situazione della stupenda isola è totalmente trasformata: tutti si sono svegliati, le attività sono frenetiche, arrivano anche le barche che, piene di turisti, con potenti megafoni illustrano le bellezze di Budelli; poi piccola sosta davanti alle boe della spiaggia rosa, il tempo di scattare qualche foto di un museo straordinario costruito dalla natura in milioni di anni, un bagno e via a vedere un’altra isola.
Allora ho capito ed ho apprezzato quel provvedimento che non mi aveva consentito di arrivare fino alla riva.

Tavolara - Scandola – Caprera - Lavezzi
Quattro speciali immersioni al limite dell’Area Marina Protetta. Immersioni consentite con l’autorespiratore a tutti.
In compagnia di Gabriele, mio figlio, siamo scesi ad esplorare le profondità.
Non pensavamo si potessero vedere simili spettacoli se non nei mari tropicali, una quantità di vita straordinaria, una ricchissima diversità di specie, dai barracuda mediterranei alle cernie, dentici, saraghi, grandi murene, occhiate ed innumerevoli banchi di guarracini (le castagnole) ed altri “piccirilli” che sembravano per nulla disturbati dalla presenza dell’uomo.
Da tutto ciò deduco che: al di là di tutte le polemiche, le difficoltà per la gestione, le limitazioni non accettate, i controlli non sempre efficienti, il nostro patrimonio marino, grazie alle Aree Marine Protette, si sta ricostruendo ed una nuova generazione di gente che va sott’acqua, ha lasciato finalmente il fucile per godere di questo spettacolo rigenerante per lo spirito e il corpo.
Se avevamo qualche dubbio sull’importanza della protezione del mare, vi assicuro che è stato fugato dopo questa estate speciale.
Si riprende il lavoro, se è possibile, con maggiore lena ed entusiasmo: nel bene e nel male, Marevivo, avanti tutta!

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